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Cosa puoi visitare

di Lunedì, 04 Marzo 2013 - Ultima modifica: Martedì, 19 Maggio 2015

Malga Castrin (1813 s.l.m.) è nelle vicinanze del passo di Castrin (1808 s.l.m.), conosciuto anche come Prà del signór, dove un tempo si tagliavano le parti (le sòrt) di fieno. Il valico era frequentato per i piccoli commerci contadini e unisce questo settore dell'alta valle di Non con la val d'Ultimo/Ultental. Da malga Castrin partono diversi sentieri per il gruppo nord-est della catena delle Maddalene: il monte Corniolo (2311 s.l.m.), la Vedetta Alta (2627 s.l.m.) e il monte Luco (2434 s.l.m.) (Gorfer A., le valli del trentino: guida geografico-storico-artistico-ambientale. Trentino occidentale, Calliano - Trento rist. 1989, p. 716; Guide del Trentino. Val di Non: storia, arte, paesaggio, a cura di E. Callovi e L. Siracusano, Trento 2005, pp. 178-179).

Immagine decorativa

Il maniero, immerso nel verde, sorge sul promontorio fra i precipizi del rio Robiola e del torrente Novella, prima del paese di Castelfondo. Il mastio rappresenta la parte più antica del complesso: addossati a quest'ultimo sorsero i vari corpi di fabbrica, protetti da una o più cerchie di mura: il castello era sede della più ampia giurisdizione tirolese della valle di Non, comprendente Melango (oggi Castelfondo), Raìna, Dovéna, Brez, Arsio, Traversara, la valle di Senales/Schnalstal, Ruffré, Dos, Amblàr, la valle di san Romedio e Tavón.

Immagine decorativa

Il nome di questa residenza nobile fortificata, sorta alla scadere del XVI secolo, deriva dal luogo nel quale sorse: i Thun possedevano il maso Vigna, dove un tempo si coltivavano viti. Uno degli esponenti del casato, Giovanni Cipriano Thun, amante della tranquillità, non andava d'accordo con il fratello Giorgio Sigismondo e, dopo l'ennesimo litigio, si ritirò al maso Vigna. 

Chiesa della Madonna del Rosario

La chiesetta dedicata alla Madonna del Rosario, recentemente restaurata, fu costruita nel 1846. La facciata è a spioventi, il portale architravato è in pietra con rosone centrale. La navata è coperta con volte a vela decorate dal pittore ottocentesco Antonio Donà. Sono rappresentati i quattro evangelisti, Sant'Antonio Abate, Gesù e la Samaritana e Gesù e la Cananea. 

Chiesa di Sant'Antonio Abate

La chiesa di S. Antonio è stata dotata, nell'ultimo restauro, di un belvedere da cui si gode uno splendido panorama su Castelfondo, la valle e le montagne circostanti. E' citata nel 1528 come di San Giorgio, nel 1537 fu invece dedicata a Sant'Antonio Abate, protettore degli animali. Ricostruita totalmente nel 1890 e consacrata nel 1909, presenta una facciata con campanile a vela, rosone e portale in pietra.

Immagine volta chiesta San Nicolò

Il maestro comacino Pietro Carloni, attivo anche nella chiesa di san Floriano martire a Bréz, ricostruì l'edificio sacro in stile gotico fra il 1508 e il 1530. La facciata mostra un portale a tutto sesto, con una leggera strombatura, un rosone centrale e una trifora ad archi acuti.

Dovéna (1013 s.l.m.), frazione di Castelfondo, ai limiti del burrone del torrente Novella, la cui etimologia è da riferire al termine latino alnus, "ontano" (Mastrelli Anzilotti G., Toponomastica trentina. I nomi delle località abitate, Trento 2003, p. 336). La chiesa di sant'Antonio abate, già esistente nel 1537, subì una ricostruzione fra il 1890 e il 1909.

Meta rilassante per gli adulti, piccolo mondo da scoprire per i più piccoli. Verdeggianti pascoli a quota 1814 m circondano questa malga che ospita una insolita e variegata presenza di animali che vanno dagli onnipresenti bovini, ai tacchini, galline, maiali e asinelli.

Immagine della Chiesetta della Madonna del Rosario

Raìna (1002 s.l.m.), frazione di Castelfondo, alle pendici del monte Ori (1881 s.l.m.). Probabilmente il nome deriva dal medio alto tedesco rein, ovvero "ciglio di un prato" (Mastrelli Anzilotti G., Toponomastica trentina. I nomi delle località abitate, Trento 2003, p. 336),. La chiesetta della Madonna del Rosario, eretta verso il 1846, mostra in facciata un portalino architravato in pietra bianca e un piccolo rosone centrale.