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Castelfondo in breve

di Lunedì, 04 Marzo 2013 - Ultima modifica: Martedì, 19 Maggio 2015
Immagine decorativa

Il paese, centro frutticolo e lattiero caseario, posto nell'alta valle di Non, giace in una conca verde, sulla sponda destra della valletta del rio Rabiola. Si trova all'incrocio delle strade per Salobbi-Lauregno/Laurèin e Raìna-Dovéna, a 945 s.l.m.. Sul bivio per il centro abitato è osservabile il ponte romano (pons altus) sospeso sulla forra del torrente Novella. . La parte bassa è nota come "Villa", quella mediana come "Piaz" e la parte alta come "Cologna". 

Lungo la strada principale si allineano gli edifici rustico-signorili e della tradizione contadina anaune (Gorfer A., le valli del trentino: guida geografico-storico-artistico-ambientale. Trentino occidentale, Calliano - Trento rist. 1989, p. 715). Il nome "Castelfondo" designava tutta la pieve di santa Maria, fondata ab immemorabili, composta dalle comunità di Melango, Raina e Dovena: la chiesa parrocchiale era sul dosso vicino al maniero. Il trasferimento della sede della pieve nella chiesa di san Nicolò vescovo nel paese di Melango nel corso XV secolo, portò a chiamare "Castelfondo" questo insediamento a partire dal XVII secolo (Mastrelli Anzilotti G., Toponomastica trentina. I nomi delle località abitate, Trento 2003, p. 335). Pieve e comunità dunque erano conosciuti come "di Castelfondo": Vigilio Inama ipotizzava "che, prima della loro formazione o costituzione, esistesse in questa parte della valle un castello detto Fondo (Castrum Fundum), dal quale essi abbiano preso il nome.". Secondo lo storico il fortilizio poteva sorgere "sull'altipiano che si stende fra i villaggi di Raina e di Dovéna, a nord-est del dosso su cui sta l'attuale castello, e precisamente nel luogo detto oggi "a barc", che col suo nome ricorda forse ancora l'antica arce romana (ab arce) e dove furono anche trovati oggetti dell'età imperiale romana." (Inama V., Il castello e la giurisdizione di Castelfondo nella valle di Non, "Archivio Trentino", XV (1900), pp. 137-138). Al contrario Carl Ausserer indicava come sarebbero esistiti il paese di Melango e, più in basso, sul dosso dove sorgono il castello e la chiesa di santa Maria, l'abitato di Castelfondo, scomparso nel tempo per abbandono o spopolamento a causa delle epidemie di peste. Lo storico aggiungeva inoltre: "I numerosi reperti archeologici ci testimoniano come il castello e l'originario paese di Castelfondo fossero stati costruiti là dove c'erano stati degli insediamenti sia romani che preromani. Castelfondo significa dunque castrum (campo o località fortificata) in fondo alla valle e questo nome si riferì certamente al possente dosso. Forse esisteva già una rocca (arx) al posto dell'attuale castello." (Ausserer C., Der Adel des Nonsberges, Vienna 1900. Traduzione italiana di G. Mastrelli Anzilotti, Le famiglie nobili nelle Valli del Noce, Malé - Trento 1985, pp. 123-125).

Dovéna (1013 s.l.m.), frazione di Castelfondo, ai limiti del burrone del torrente Novella, la cui etimologia è da riferire al termine latino alnus, "ontano" (Mastrelli Anzilotti G., Toponomastica trentina. I nomi delle località abitate, Trento 2003, p. 336). La chiesa di sant'Antonio abate, già esistente nel 1537, subì una ricostruzione fra il 1890 e il 1909. La facciata presenta un campaniletto a vela, un rosone al centro e un portale in pietra bianca. L'interno, a navata unica, ha volte a vela, arco trionfale a tutto sesto e abside sopraelevata di due gradini. La decorazione ad affresco, opera del 1945 di Teodoro Fengler de Vogg, raffigura il Martirio di san Lorenzo martire sulla parete destra, il Sacro Cuore in gloria e angeli nel catino, sant'Antonio che calpesta il diavolo e sant'Antonio che riceve il pane dal corvo nell'abside. L'altare maggiore in marmi policromi, dello scadere del XIX secolo, è sormontato da una nicchia, contenente una statua lignea ottocentesca, rappresentante Sant’Antonio abate. Presso l’arco santo sono collocate due statue lignee di fattura moderna, raffiguranti la Madonna Immacolata e san Giuseppe con il Bambino (Guide del Trentino. Val di Non: storia, arte, paesaggio, a cura di E. Callovi e L. Siracusano, Trento 2005, pp. 178-179).

Raìna (1002 s.l.m.), frazione di Castelfondo, alle pendici del monte Ori (1881 s.l.m.). Probabilmente il nome deriva dal medio alto tedesco rein, ovvero "ciglio di un prato" (Mastrelli Anzilotti G., Toponomastica trentina. I nomi delle località abitate, Trento 2003, p. 336),. La chiesetta della Madonna del Rosario, eretta verso il 1846, mostra in facciata un portalino architravato in pietra bianca e un piccolo rosone centrale. L'interno, a navata unica, presenta volta a vela decorata da affreschi del XIX secolo, opera di Antonio Donà raffiguranti i Quattro evangelisti, sant'Antonio abate, Gesù e la Samaritana, Gesù e la Cananea. L'altare in marmorino, della metà dell'Ottocento, conserva una statua lignea novecentesca, opera di Ferdinand Peratoner rappresentante la Madonna con il Bambino. Sulla parete di destra è appesa una tavola seicentesca, raffigurante san Rocco pellegrino; sulla parete sinistra un crocefisso ottocentesco in legno policromo. In via Ronchi un'edicola votiva, del XIX secolo, contiene una statua lignea del Cinquecento, raffigurante Cristo alla colonna. In via della Croce sulla facciata al civico 2 un dipinto ottocentesco rappresenta la Madonna con il Bambino (Guide del Trentino. Val di Non: storia, arte, paesaggio, a cura di E. Callovi e L. Siracusano, Trento 2005, pp. 178-179).

Gite
In località "Saón" è possibile ammirare il panorama circostante. Sulla pendici del monte Ori (1377 s.l.m.) si notano tracce della cosiddetta strada romana, scavata nella roccia per circa 200 metri e sostenuta da arcate. Una strada conduce alle Regole (1250 s.l.m.), ampia conca torbosa con gli ultimi rimasugli del laghetto della Regola (1236 s.l.m.) le cui acque si scaricano nella valle Scura, convalle di destra del torrente Novella. Proseguendo per la Cros del Barba (1405 s.l.m.) la strada risale fino all'Alpe di Sous (1863 s.l.m.). Malga Castrin (1813 s.l.m.) è nelle vicinanze del passo di Castrin (1808 s.l.m.), conosciuto anche come Prà del signór, dove un tempo si tagliavano le parti (le sòrt) di fieno. Il valico era frequentato per i piccoli commerci contadini e unisce questo settore dell'alta valle di Non con la val d'Ultimo/Ultental. Da malga Castrin partono diversi sentieri per il gruppo nord-est della catena delle Maddalene: il monte Corniolo (2311 s.l.m.), la Vedetta Alta (2627 s.l.m.) e il monte Luco (2434 s.l.m.) (Gorfer A., le valli del trentino: guida geografico-storico-artistico-ambientale. Trentino occidentale, Calliano - Trento rist. 1989, p. 716; Guide del Trentino. Val di Non: storia, arte, paesaggio, a cura di E. Callovi e L. Siracusano, Trento 2005, pp. 178-179).

Testo a cura di Paolo Dalla Torre

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